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日志


10月29日

Carta De Logu

 
La Sardegna nel Medioevo era formata dai quattro Giudicati, ognuno col suo sovrano, il suo parlamento, il suo esercito e ovviamente le sue leggi. L'insieme delle leggi era chiamato Carta de Logu perché "su logu" era il territorio dello stato dove queste leggi avevano validità.
Oggi si conosce con precisione una sola Carta de Logu anche se alcuni documenti ci testimoniano l'esistenza delle altre. È quella promulgata in un anno incerto, sicuramente prima del 1392, dalla famosa Eleonora d'Arborea che governò, in nome dei figli minorenni, il Giudicato d' Arborea. I 198 articoli compresi nella Carta riguardano disposizioni su tutti gli aspetti della vita dello stato: punizioni per delitti gravi, disposizioni sull'agricoltura, sull'allevamento, sugli incendi, sulla caccia, sui salari che i lavoratori dovevano ricevere.

La Carta comprende un codice civile e penale più un codice rurale, redatti al tempo del padre di Eleonora, il sovrano Mariano IV. La lingua è la variante arborense della lingua sarda. Con la promulgazione della Carta de Logu si intendeva anche ribadire l'autonomia del regno sardo nei confronti degli invasori aragonesi. La Carta de Logu segna una tappa storica anche livello europeo, fondamentale verso la piena attuazione di uno "stato di diritto", cioè uno stato in cui tutti sono tenuti all'osservanza e al rispetto delle norme giuridiche, grazie alla quale a tutti i cittadini veniva data la possibilità di conoscere le norme giuridiche e le relative conseguenze. La Carta de Logu sopravvisse alla fine del regno arborense e dei giudicati sardi, e rimase in vigore persino in epoca spagnola e sabauda fino all'emanazione del Codice di Carlo Felice nell'aprile 1827. Il suo valore è rimasto inalterato, anche se in parte ignorato, nel corso dei secoli. In essa l'attualità è pressante. Basti pensare alla tutela e alla posizione della donna; alla difesa del territorio e delle sue risorse; al problema dell'usura; all'esigenza di certezza nei rapporti sociali, tutti temi più volte affrontati nella Carta de Logu.

Oggi viene ampiamente riconosciuta la modernità di alcune disposizioni presenti nella "Carta de Logu" (tutela della donna e dei più deboli). Certo alcune pene come la condanna al rogo o l'accecamento, sono crudeli, bisogna però considerare sia i tempi, sia l'attenzione posta nello stabilire la volontà o meno di commettere il reato. In altri Stati le leggi non davano particolare valore a questo importante aspetto.
Il codice rurale e quello penale prevedevano ogni genere di reati, da quelli più gravi (tradimento, lesa maestà, omicidi) a quelli più leggeri (furti, danni alla proprietà, false testimonianze, adulterio, eccetera); perfino per il suicido venivano previste pene e procedure specifiche.
Dalla lettura emerge immediatamente la durezza e la crudeltà delle pene che venivano inflitte; la detenzione come pena non esisteva in sé, ma veniva utilizzata come custodia preventiva; si poteva protrarre nel caso non venisse pagato un debito o risarcito un danno.
Le pene più leggere erano quelle pecuniarie; nel caso di bestemmia, per esempio, la pena prevista, era una multa di 50 lire, ma, se non venivano pagate, le multe si trasformavano in pene fisiche; le più crudeli prevedevano l'accecamento, il taglio della mano o dell'orecchio e la morte, per impiccagione, al rogo o per decapitazione.
Oggi l'evoluzione della società ha portato modifiche nel concetto stesso di pena e nel tipo di condanne commutate, ma nonostante questo nella Carta de Logu"ci sono delle leggi che appaiono moderne e pertinenti anche ai nostri tempi.
Un concetto molto moderno appare quello della prevenzione.
Contro gli incendi, per esempio, la Carta de Logu prevedeva una serie di misure che andavano dall'erezione di barriere antincendio , al divieto di bruciare stoppie prima dell' otto settembre.
Un concetto interessante è quello della responsabilità collettiva: se nel territorio avveniva un delitto l'intero villaggio veniva investito di una funzione di polizia e se non catturava o denunciava il colpevole era ritenuto responsabile dei danni causati dal crimine. Nella Carta si dice anche che tutti gli uomini liberi sono uguali davanti alla legge: una stessa sanzione colpiva chiunque l’avesse violata senza distinzione di classe sociale; fatto quasi rivoluzionario in un‘epoca nella quale i nobili ed il clero la facevano da padroni.