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*il fascino misterioso del medioevo*

>libri consigliati...sono tutti favolosi!

 
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October 29

Carta De Logu

 
La Sardegna nel Medioevo era formata dai quattro Giudicati, ognuno col suo sovrano, il suo parlamento, il suo esercito e ovviamente le sue leggi. L'insieme delle leggi era chiamato Carta de Logu perché "su logu" era il territorio dello stato dove queste leggi avevano validità.
Oggi si conosce con precisione una sola Carta de Logu anche se alcuni documenti ci testimoniano l'esistenza delle altre. È quella promulgata in un anno incerto, sicuramente prima del 1392, dalla famosa Eleonora d'Arborea che governò, in nome dei figli minorenni, il Giudicato d' Arborea. I 198 articoli compresi nella Carta riguardano disposizioni su tutti gli aspetti della vita dello stato: punizioni per delitti gravi, disposizioni sull'agricoltura, sull'allevamento, sugli incendi, sulla caccia, sui salari che i lavoratori dovevano ricevere.

La Carta comprende un codice civile e penale più un codice rurale, redatti al tempo del padre di Eleonora, il sovrano Mariano IV. La lingua è la variante arborense della lingua sarda. Con la promulgazione della Carta de Logu si intendeva anche ribadire l'autonomia del regno sardo nei confronti degli invasori aragonesi. La Carta de Logu segna una tappa storica anche livello europeo, fondamentale verso la piena attuazione di uno "stato di diritto", cioè uno stato in cui tutti sono tenuti all'osservanza e al rispetto delle norme giuridiche, grazie alla quale a tutti i cittadini veniva data la possibilità di conoscere le norme giuridiche e le relative conseguenze. La Carta de Logu sopravvisse alla fine del regno arborense e dei giudicati sardi, e rimase in vigore persino in epoca spagnola e sabauda fino all'emanazione del Codice di Carlo Felice nell'aprile 1827. Il suo valore è rimasto inalterato, anche se in parte ignorato, nel corso dei secoli. In essa l'attualità è pressante. Basti pensare alla tutela e alla posizione della donna; alla difesa del territorio e delle sue risorse; al problema dell'usura; all'esigenza di certezza nei rapporti sociali, tutti temi più volte affrontati nella Carta de Logu.

Oggi viene ampiamente riconosciuta la modernità di alcune disposizioni presenti nella "Carta de Logu" (tutela della donna e dei più deboli). Certo alcune pene come la condanna al rogo o l'accecamento, sono crudeli, bisogna però considerare sia i tempi, sia l'attenzione posta nello stabilire la volontà o meno di commettere il reato. In altri Stati le leggi non davano particolare valore a questo importante aspetto.
Il codice rurale e quello penale prevedevano ogni genere di reati, da quelli più gravi (tradimento, lesa maestà, omicidi) a quelli più leggeri (furti, danni alla proprietà, false testimonianze, adulterio, eccetera); perfino per il suicido venivano previste pene e procedure specifiche.
Dalla lettura emerge immediatamente la durezza e la crudeltà delle pene che venivano inflitte; la detenzione come pena non esisteva in sé, ma veniva utilizzata come custodia preventiva; si poteva protrarre nel caso non venisse pagato un debito o risarcito un danno.
Le pene più leggere erano quelle pecuniarie; nel caso di bestemmia, per esempio, la pena prevista, era una multa di 50 lire, ma, se non venivano pagate, le multe si trasformavano in pene fisiche; le più crudeli prevedevano l'accecamento, il taglio della mano o dell'orecchio e la morte, per impiccagione, al rogo o per decapitazione.
Oggi l'evoluzione della società ha portato modifiche nel concetto stesso di pena e nel tipo di condanne commutate, ma nonostante questo nella Carta de Logu"ci sono delle leggi che appaiono moderne e pertinenti anche ai nostri tempi.
Un concetto molto moderno appare quello della prevenzione.
Contro gli incendi, per esempio, la Carta de Logu prevedeva una serie di misure che andavano dall'erezione di barriere antincendio , al divieto di bruciare stoppie prima dell' otto settembre.
Un concetto interessante è quello della responsabilità collettiva: se nel territorio avveniva un delitto l'intero villaggio veniva investito di una funzione di polizia e se non catturava o denunciava il colpevole era ritenuto responsabile dei danni causati dal crimine. Nella Carta si dice anche che tutti gli uomini liberi sono uguali davanti alla legge: una stessa sanzione colpiva chiunque l’avesse violata senza distinzione di classe sociale; fatto quasi rivoluzionario in un‘epoca nella quale i nobili ed il clero la facevano da padroni.
 
 
 
 
 
 
 
October 26

Eleonora D' Arborea

Eleonora d'Arborea

Eleonora d'Arborea

(Molins de Rei, Catalogna, 1340 - Oristano, 1404)

Sovrana del Giudicato di Arborea, fu il personaggio della politica più noto della Sardegna medievale.La sua fama si fonda sull'essere stata l'ultima regnante indigena dell'Isola di Sardegna, il cui trono autonomo più a lungo resistette alle acquisizioni esterne, e per la sua Carta de Logu, da molti considerata una sorta di carta costituzionale sarda. I Catalani, successivi dominatori sulla Sardegna, resero omaggio alla legislatrice, estendendo la giurisdizione in cui era applicata la Carta de Logu a tutta l'isola, conservandola in vigore per secoli, fino alla illegale sostituzione col Codice di Carlo Felice (il 16 aprile 1827, ormai alle soglie del Risorgimento).

Il significato simbolico che localmente è attribuito alla figura di Eleonora è principalmente focalizzato sulla durata del suo Giudicato, ultimo a cadere in mano straniera. Eleonora è infatti l'ultima reggente di uno stato sardo indipendente (anche il Regno di Sardegna, infatti, malgrado la denominazione della corona, aveva una sede esterna) e del sentimento, tuttora vivo nella coscienza dei Sardi, di Nazione e popolo.                      Eleonora nacque, con tutta probabilità, in Catalogna intorno al 1340 da . Sorella di Ugone e Beatrice; visse i primi anni della giovinezza ad Oristano. Quando nel 1347 morì il giudice Pietro III di Arborea senza discendenti, la Corona de Logu del Giudicato (un'assemblea dei notabili, prelati, funzionari delle città e dei villaggi) elesse giudice il padre di Eleonora Mariano IV, fratello dello scomparso, che resse il Giudicato dal 1347 al 1376.

Eleonora sposò prima del 1376 il quarantenne Brancaleone Doria, del celebre casato genovese. Il suo matrimonio rientrava nel più generale disegno di un'alleanza tra gli Arborea ed i Doria, che già controllavano vasti territori della Sardegna in funzione antiaragonese. Dopo le nozze, abitò a Castelgenovese (l'attuale Castelsardo), dove nacquero i figli Federico e Mariano. Sembra ormai accertato che nel 1382 Eleonora abbia elargito un prestito di 4000 fiorini d'oro a Nicolò Guarco, doge della Repubblica di Genova, e che questi da parte sua s'impegnasse a restituire la somma nel termine di dieci anni; in caso contrario, avrebbe pagato il doppio. Accessoriamente fu sottoscritta la condizione che, se nel frattempo fosse pervenuto alla pubertà Federico (figlio di Eleonora), la figlia del doge Bianchina avrebbe dovuto sposarlo e, nel caso che tale matrimonio non si fosse potuto celebrare (per causa di morte o altro caso fortuito), l'atto sarebbe diventato nullo.

Un simile prestito ad una potente famiglia di Genova, e questa clausola del contratto, segnalano un disegno dinastico di Eleonora la quale, accordando tal credito, insieme mantenne alto il prestigio della sua casata e riconobbe l'importanza degli interessi dei liguri. In più, pose delle basi concrete per un'alleanza che le avrebbe consentito il ricorso a risorse logistiche e di collegamento (mediante la potente flotta doriana) presso buona parte dei porti del Mediterraneo. In sostanza, si immise con rango paritario nel gioco della politica europea. Quando però ad un certo punto Ugone III di Arborea si ammalò, e si profilò il problema della sua successione, Eleonora scrisse al re d'Aragona perché sostenesse le ragioni di suo figlio Federico, piuttosto che quelle del visconte di Narbona, vedovo di sua sorella Beatrice morta nel 1377. Nel 1383 Ugone fu però assassinato nel suo palazzo di Oristano, ed il suo regicidio poteva avere diverse motivazioni e giovare a diversi interessi.

Le ragioni esterne essendo quelle degli aragonesi e dei nemici di Arborea, quelle interne potevano individuarsi nel malcontento delle classi dei proprietari e dei mercanti, in reazione al suo atteggiamento autoritario e per le vessatorie contribuzioni a cui erano obbligati.

La successione a giudice di Arborea

Giudicati sardi.

In questo clima di crisi e di malcontento, con l'Aragona già scopertamente intenzionata a conquistare l'intera isola, nel 1383 Eleonora scrisse al re una relazione sulle condizioni della Sardegna e chiese appunto che riconoscesse il proprio figlio Federico come legittimo successore di Ugone. Inviò quindi il marito Brancaleone a trattare direttamente col re. Al tempo stesso scrisse alla regina, chiedendole di intercedere presso il re a favore del figlio perché potesse così terminare il disordine che regnava nell'isola.

Eleonora intendeva riunire nelle mani del figlio quei due terzi della Sardegna che Ugone, prima della sua uccisione, aveva occupato. Questo disegno insospettì il re, che non ritenne conveniente avere una famiglia tanto potente nel suo regno, tanto più che non essendoci erede diretto maschio di Ugone, quei possedimenti, "iuxta morem italicum", avrebbero dovuto essere incamerati dal fisco. Brancaleone fu trattenuto col pretesto di farlo rientrare in Sardegna non appena una flotta fosse stata allestita, ma effettivamente era divenuto un vero e proprio ostaggio(e strumento di pressione contro la giudicessa ribelle).

Eleonora non si perse d'animo, e confermò la sua politica di guerra: partì all'azione e non appena fece rientro ad Oristano, punì i congiurati e si autoproclamò giudicessa di Arborea secondo l'antico diritto regio sardo, per cui le donne possono accedere sul trono al loro padre o al loro fratello. In pratica, la prassi elettiva era l'opposto dell'infeudazione regia e discordava dalla linea politica aragonese. Gli Arborea si rifacevano invece alla loro antica autonimia di origine alto medievale ed all'esercizio di una piena sovranità nei propri territori.

Per quanto riguarda la politica,la giudicessa si riallacciò direttamente all'esperienza del padre,garantì la difesa della sovranità e dei confini territoriali del giudicato e attuò un'opera di riordino e di sistemazione definitiva degli ordinamenti e degli istituti giuridici locali che diede vita alla Carta de Logu. Eleonora fu regina di uno Stato che ebbe la sua legittimazione nel popolo e, unica forse nell'Europa dell'epoca, non aveva fiducia nel re e nell'istituto della monarchia in generale. Si sentì sempre dalla parte del suo popolo e si confuse con la propria gente, ne ascoltò anche di nascosto le ragioni.

Non cedere mai il potere fu per Eleonora un punto vitale. Il potere era veramente la scelta tra la vita e la morte, non solo per sé ma per tutta l'isola. Dopo essere riuscita a completare il progetto del padre di riunire quasi tutta l'isola sotto il suo scettro di giudicessa reggente, tenendo in scacco e ricacciando ai margini dell'Isola (in alcune fortezze sulla costa) le truppe di una monarchia potente come quella aragonese, vide crollare il suo progetto,per un'imprevedibile incognita della sorte: la peste, che consegnò senza combattere la Sardegna agli Aragonesi.

 

da: Wikipedia

 

   

questo video è in spagnolo..ma è molto interessante!!

 

 

 
July 12

_sa battalla_

il primo luglio ho avuto la fortuna di vedere dal vivo "sa Battalla" a Sanluri, una ricostruzione vivente della battaglia che avvene nel 1409 proprio nelle campagne e nel castello di sanluri e che segnò una fase molto importante nella storia dei sardi. E' stato magnifico,come prendere una macchina del tempo e trovarti di colpo in mezzo a una battaglia medievale,tra spade,archi,frecce ecc.. questa manifestazione si ripete ogni 2 anni visti gli alti costi e vi consiglio vivamente di andare nel 2009 perchè verranno festaggiati anche i 600 anni dalla battaglia.Intanto volevo fare i miei complimenti all'organizzazione e alle comparse che sono state tanto realistiche!!


LA BATTAGLIA DI SANLURI, 30 GIUGNO 1409

Martino il Giovane, re di Sicilia e figlio primogenito erede al trono dell'Aragona era passato in Sardegna (dalla Sicilia) nell'ottobre del 1408; al suo seguito vi erano molti nobili siciliani e siculo-aragonesi interessati alla conquista definitiva dell'isola e alla sua spartizione in feudi. Il primogenito comunicò subito al padre Martino V il Vecchio, la volontà di risolvere la questione con una campagna militare ma tuttavia tentò, allo stesso tempo la via delle trattative. Mentre la diplomazia era all'opera, Martino il Giovane continuò a chiedere aiuti sia ai suoi sudditi siciliani, sia al padre.

Un gruppo di armati del Giudicato di Arborea sullo sfondo del Castello di Monreale si preparano alla battaglia. (Foto G.G.Crisponi)

Tali aiuti si concretizzarono in denaro, cavalli, soldati e vettovaglie. I tentativi di giungere ad una pace non giunsero a buon esito: sia Guglielmo, Visconte di Narbona e giudice d'Arborea, sia il Consiglio dei dodici (un gruppo di nobili sardi che seguivano e controllavano nelle sue attività il giudice) reputarono sconvenienti le proposte di Pace dell'erede al trono aragonese; nel mese di giugno del 1409 il suo apparato bellico si poteva considerare pronto per la battaglia campale contro i sardi. Il 12 Giugno, un primo contingente di soldati catalani si recò a Sanluri, il borgo fortificato del Campidano nel quale il Visconte aveva deciso di arretrare le difese ed attestarsi. L'avanzata di tale contingente filò senza intoppi di sorta fin nei pressi di Sanluri. Giunto lì, si trovò di fronte le mura del borgo gremite di soldati e le porte chiuse. Constatata la volontà dei sardi di non accettare una battaglia campale, dopo aver fatto una razzia di bestiame, le truppe catalane rientrarono verso Cagliari; a quel punto un gruppo di cento cavalieri e duecento fanti sardi si mise all'inseguimento per attaccarne la retroguardia. Nonostante l'ordine ricevuto di non abbandonarsi a scaramucce, una parte dei cavalieri catalani ritornò indietro per affrontare i sardi. Ne nacque un breve scontro dopo il quale i sardi retrocedettero di nuovo verso Sanluri. Il 26 dello stesso mese di Giugno, Martino il Giovane partì da Cagliari con tutto l'esercito che doveva affrontare i sardo-arborensi e con le macchine da guerra che dovevano servire per l'assedio. Dopo tre giorni di lento avvicinamento (è chiaro che le macchine da guerra causavano lentezza negli spostamenti) i catalani si accamparono, per il gran caldo, vicino ad un fiume (presumibilmente il Flumini Mannu).Il giorno dopo, 30 Giugno 1409, di domenica, Martino partì dall'accampamento verso Sanluri, con l'intenzione di assediarla. Evidentemente non credeva che i sardi avrebbero accettato la battaglia campale, il giudizio di Dio.

Martino "Il Giovane" scortato dal suo palafreniere. (Foto G.G.Crisponi)

A comando dell'avanguardia vi era Pietro de Torrelles, nominato maresciallo di tutto l'esercito, con parte della cavalleria, seguiva il re con il resto della cavalleria e la retroguardia, formata dalla fanteria. Martino non aveva scartato l'ipotesi che i sardi potessero improvvisamente attaccare e così aveva ordinato che 500 fra i migliori bacinetes (così chiamati per il tipo di elmo che portavano, il bacinetto) dell'avanguardia si tenessero pronti a scendere da cavallo se i sardi avessero attaccato con la fanteria, "com'era loro abitudine". All'improvviso i sardi uscirono da dietro un poggio (che stava vicino alla villa di Sanluri), l'attuale Bruncu de Sa Battalla. A quel punto Martino cambiò l'ordine di battaglia: salì su un poggio che stava di fronte al Bruncu de Sa Battalla con tutta la cavalleria (presumibilmente a circa 300 metri, considerato lo spazio disponibile in quella zona). A sinistra di tale poggio schierò la fanteria, con le macchine da guerra. Lo scontro ebbe un esito negativo per i sardi: i ranghi si sfaldarono e una parte dell'esercito sardo, ormai in disfatta, fuggì o forse tentò di conquistare una posizione favorevole per riorganizzare le difese. In una collinetta a breve distanza dal Bruncu de Sa Battalla, verso Sud-Est, si consumò l'ultimo atto di quegli uomini che avevano cercato di difendersi fino all'ultimo: furono quasi tutti uccisi e il ricordo della carneficina diede poi il nome alla collinetta ( S'Occidroxiu cioè il macello).

Il Visconte di Narbona e Martino "Il Giovane" a Sanluri. (Foto G.G.Crisponi)

Mentre il l'erede al trono di Aragona e le sue truppe continuavano ad inseguire i resti dell'esercito sardo, la fanteria con le macchine da guerra attaccava il borgo di Sanluri e il castello che era parte integrante delle mura. Riuscirono a entrarvi e misero a sacco la villa. Guglielmo di Narbona, vista persa la battaglia e il borgo, si rifugiò nel castello di Monreale (vicino a Sardara) con il resto dell'esercito che era sopravvissuto. Grande fu la gioia di Martino il Vecchio nell'apprendere la notizia della vittoria; riteneva che la sconfitta dei sardi fosse definitiva. Ma, come spesso avvenne per tutte le grandi battaglie nel Medioevo, anche la battaglia di Sanluri non fu decisiva. Se ne rendeva conto lo stesso Martino il Giovane che, verso il 10 di Luglio, scrivendo da Cagliari, alla consorte Bianca di Castiglia, riferiva che tutte le campagne intorno a Sanluri erano in mano catalano-aragonese, ma non i castelli. Chiedeva quindi ulteriori aiuti per poter arrivare ad assediare Oristano ed estirpare alla radice quello che per lui era "un male". Ma il 25 di luglio moriva, presumibilmente di malaria. La guerra proseguì ancora.

Schema della battaglia del 30 giugno 1409. (Autori Giacomo Sanna e Ugo Crisponi)

dal sito: club modellismo storico cagliari

per saperne di più: www.sabattalla.it mentre nella gallery di questo blog potete vedere le foto da me fatte.
buona visione

 

                  

February 25

La medicina 1^parte

Ammalarsi nel medioevo non era cosa da poco.

Malattie, incidenti, e avvelenamenti facevano sì che chi arrivava a superare i 40 anni doveva ritenersi fortunato. Un bambino su tre moriva prima dei cinque anni e le condizioni di salute delle donne erano rese più complicate delle gravidanze ripetute:una donna partotiva in media ogni 18 mesi. A giudicare della liste dei rimedi proposti nei trattati del tempo, gli avvelenamenti da cibo, le punture di insetto e i morsi di serpente erano comuni nell'area mediterranea. Le farmacie disponevano di una gamma vastissima di antidoti, che nel Basso Medioevo si arrichì ulteriormente grazie all'introduzione dei testi arabi che erano molto aggiornati. L'antidoto più potente era la Triaca, che includeva più di 50 componenti, il più importante dei quali era la carne trittata di vipera. Era ritenuta capace di curare tutti i mali, compresa la peste.                       

 L'ergotismo, i cui sintomi furono assocciati a una possessione diabolica, era una forma di avvelenamento. A causarla era la segale contaminata da un fungo che produce una sostanza tossica. Provocava tremori, allucinazioni e "consumava gli individui di detestabile putredine, talchè, le membra gangrenose si distaccavano prima della morte." L'ergotismo non era contagioso, al contrario della lebbra, ritenuta di origine sopranaturale. Importata dal vicino Oriente, la lebbra corrompeva, mutilava e deformava i corpi, rendendoli animaleschi. I medici medievali dovevano saperla riconoscere per allontanare i malati e limitare il contagio. E poichè la malattia fa perdere sensibilità, per individuarla si infilava uno spillone nelle piaghe, a seconda della reazione il malato poteva ricevere una patente di sanità, oppure l'ingiunzione ad allontanarsi e a rimanere confinato in un luogo. I lebbrosi erano considerati morti viventi tanto che venivano allontanati dal "mondo dei vivi". I malatti a questo punto iniziarono a organizzarsi in communità, ai margini delle città. Nacquero così i lebbrosari:alla fine del XIII sec. in Europa se ne contavano 19mila!

 

Le eredità più tangibili della medicina medievale sono alcune innovazioni della chirurgia, come per esempio l'anestesia.
Con gli anestetici (Oppio, belladonna, mandràgora, cicuta) si impregnava una supgna che veniva fatta annusare al paziente. Controllare però l'anestesia era difficile e non di rado da un operazione non ci si svegliava affatto. Anche alcuni strumenti chirurgici, o il loro perfezionamento, sono di origine medievale fra cui sonde, bisturi, seghe, fornici, pinze, cateteri e cauteri. Secondo i dettami della medicina araba, conosciuti in Italia grazie alla Scuola Salernitana, la chirurgia doveva intervenire quando un cambiamento dello stile di vita e le cure mediche meno cruente non avevano avuto effetto.
December 10

Re Ludwig II di Baviera(1845-1886)

Il Re Ludwig II di Baviera non è vissuto nel medioevo ma è sicuramente un personaggio affascinante che nella sua vita ha fatto costruire grandiose opere ispirate proprio all'arte medievale, per questo ve lo voglio far conoscere ;)

Ludwig nasce il 25 agosto del 1845 nel castello di Nymphenburg e, dopo un'adolescenza trascorsa spesso lontano da Monaco nella residenza estiva di Hohenschwangau (vicino a Neuschwanstein), sale al trono appena diciottenne nel 1864. nel 1867 si ufficializza il fidanzamento del sovrano con la principessa Sophie in Bayern, sua cugina, nonche sorella di Sissi, ma il matrimonio non c'è mai stato...nei suoi diari segreti, recentemente pubblicati, emerge chiaramente la sua omossesualità...

Quello che viene maggiormente apprezzato è la sua attenzione e passione per il sapere, per la conoscenza, con particolare riguardo all'arte medievale e barocca, alla musica di Wagner e alle antiche leggende della tradizione tedesca: per avere un'idea più precisa basta visitare Neuschwanstein, il "castello delle favole" per eccellenza, Linderhof, un piccolo gioiello in stile rococò, e ancora Herrenchiemsee, la "Versailles bavarese", dove emerge la sua passione per il re Sole (Luigi XIV di Francia) e la vita alla corte francese nel '600 e nel '700.

I bavaresi, soprattutto i contadini, hanno amato Ludwig e gli dimostrarono sempre un profondo rispetto e devozione, anche quando venne dichiarato pazzo (da una commissione medica che mai lo visitò ma si limitò a sentire le testimonianze di esponenti del governo, camerieri e valletti) e deposto dal trono l'8 giugno del 1886. Il 12 giugno, dopo non poche difficoltà e resistenze, il re venne trasferito in carrozza da Neuschwanstein alla residenza di Berg sul lago di Starnberg, trasformata per l'occasione in una specie di prigione.

Il 13 giugno 1886, domenica di Pentecoste, Ludwig esprime il desiderio di fare una passeggiata ed il dottor Gudden, suo medico curante, lo accontenta e, vista la tranquillità che traspare dal comportamento del sovrano, non richiede nessun infermiere al loro seguito. Non essendo ancora ritornati alle 20 scatta l'allarme e, dopo una lunga perlustrazione, prima nel parco e poi sulle sponde del lago, alcuni minuti dopo le 23 i corpi senza vita del re e del suo medico vengono ritrovati in acqua. Il mistero della morte rimane tuttora: malore? omicidio? suicidio?

-LE SUE DIMORE-

Il Castello di Nymphenburg

Il castello di Nymphenburg, dove nacque il Re Ludwig II, è oggi inglobato nella città di Monaco, e fino al 1918 era una delle principali residenze estive dei Wittelsbach.L'origine del castello risale al 1662. Nel corso del '700 vennero eseguiti numerosi lavori di ingrandimento della struttura che assunse ben presto le dimensioni di un imponente palazzo e si abbellì il parco con statue, fontane ed aiuole in stile francese.

 

 

 

 Il Castello di Hohenschwangau

Hohenschwangau,il castello della giovinezza del sovrano, situato nel sud della Baviera quasi al confine con l'Austria, non è propriamente uno dei "castelli di Ludwig" perchè non venne costruito da Ludwig II (1845-1886) ma moralmente lo è visto il determinante ruolo che ha avuto nella vita del sovrano bavarese, che qui trascorse buona parte della giovinezza e sempre qui ospitò l'amico Richard Wagner (che mai si trattenne nei castelli di Neuschwanstein e Herrenchiemsee). E' molto probabile che l'atmosfera romantica di Hohenschwangau abbia influenzato in modo determinante il carattere sensibile e sognatore del sovrano.

 

L'origine del castello risale al 12° secolo quando venne edificato dai cavalieri di Schwangau che furono in un primo tempo vassalli dei guelfi e più tardi degli Hohenstaufen, il cui ultimo erede, il principe Corradino, morì decapitato a Napoli nel 1268. I cavalieri di Schwangau si estinsero nel '500 e il castello fu abbandonato e cadde in rovina.

Per la sua magnifica posizione (ricordiamo che si trova accanto a Neuschwanstein) Hohenschwangau attirò le attenzioni dei Wittelsbach che lo acquistarono; tra il 1832 e il 1836 venne fatto completamente restaurare dall'allora principe ereditario Massimiliano, il futuro re Massimiliano II e padre di Ludwig.

 

Il Castello di Neuschwanstein

Il castello di Neuschwanstein è uno dei simboli della Baviera e della Germania nel mondo. E' il "castello delle favole" per eccellenza, fatto costruire dal "re delle favole" Ludwig II a partire dal 1869 su progetto dello scenografo Christian Jank. L'idea di edificarlo sullo stile delle antiche residenze feudali tedesche venne al monarca bavarese dopo essere rimasto quasi "folgorato" da una visita nel 1867 alla fortezza medievale di Wartburg in Turingia.

Walt Disney lo prese come modello per i castelli di alcuni tra i suoi più celebri film d'animazione ("Biancaneve e i sette nani", "Cenerentola", "La bella addormentata nel bosco"). Le sale interne, riccamente arredate, sono un omaggio al genio musicale di Richard Wagner: "Tannhäuser", "Lohengrin", "Tristano e Isotta", "I maestri cantori di Norimberga" e il "Parsifal", un inno al romanticismo e alle antiche leggende germaniche. Attraverso una finta grotta di stalattiti e stalagmiti e passando davanti al piccolo giardino d'inverno, si accede al soggiorno reale, costituito da un ampio salone principale e da una saletta, separata da colonne, soprannominata "angolo dei cigni". Il tema delle pareti murali è tratto dalla leggenda del Lohengrin: sopra la stufa è ritratto l'arrivo di Lohengrin ad Anversa, di fronte il miracolo del Graal. Le porte della grande libreria, realizzate in stile romantico, sono ornate da dipinti relativi alle leggende di Tristano e Isotta e di Sigfrido.

 

Il Castello di Linderhof

La storia del castello di Linderhof, la dimora preferita del re, risale al '400, periodo in cui si segnala la presenza nella vallata del Graswang (sud della Baviera, quasi al confine con l'Austria) di un podere di proprietà del vicino monastero benedettino di Ettal ed affidato alla famiglia Linder (da qui il nome di "Linderhof"). Re Massimiliano II lo trasformò nell'Ottocento in un padiglione di caccia e nel 1869 il figlio Ludwig II acquistò il terreno circostante con l'intenzione di costruire una "villa reale", non un palazzo sontuoso e di rappresentanza ma un piccolo rifugio per il sovrano. Approvati i progetti dell'architetto Georg Dollmann, che in seguito costruirà anche Herrenchiemsee, iniziarono subito i lavori che terminarono nel 1879. Nel 1880 prese vita il meraviglioso giardino - il vero gioiello di Linderhof - che fa da cornice al piccolo castello con le sue perfette geometrie, le fontane, le sontuose statue ed una serie di padiglioni di gusto orientale, acquistati all'Esposizione Universale di Parigi (1867 e 1878), come il chiosco moresco e la casa marocchina che, venduta dal governo bavarese alla morte di Ludwig nel 1886, è stata recentemente riacquistata e riportata nel parco.

Le sorprese del parco non finiscono qui: nella grotta di Venere (Venusgrotte), ispirata alla Grotta Azzurra di Capri, Ludwig amava passare intere ore a sognare e riflettere facendosi cullare dall'acqua all'interno di una piccola barca a forma di conchiglia che tuttora si può ammirare. Qui viene rievocata una scena del wagneriano Tannhäuser mentre nella Hundinghütte è ricostruita una scena del primo atto della Valchiria.

 

Il Castello di Herrenchiemsee

Herrenchiemsee è stato costruito da re Ludwig II a partire dal 21 maggio 1878 (posa della prima pietra) in una posizione splendida: il castello sorge infatti in un'isola del lago Chiemsee, la Herreninsel, ed è raggiungibile con un traghetto che parte dal paese di Prien. La Herreninsel - "isola degli uomini" - è così chiamata perchè ospitava un convento dei Canonici Agostiniani (oggi è un museo) e si contrappone alla vicina Fraueninsel - "isola delle donne" - che ospita tuttora una comunità di Monache Benedettine. La facciata è una copia esatta di quella di Versailles: Herrenchiemsee si presenta come un inno alla potenza ed alla gloria del Re Sole, Luigi XIV di Francia, e Ludwig, da sempre profondo ammiratore di questa mitica figura storica, decise di erigere un castello che fosse l'esatta copia dell'originale francese.Il grande interesse che nutre Ludwig verso il Re sole e la famiglia reale francese va oltre ad una semplice rimembranza storica o ad una passione-venerazione: Luigi XVI di Francia fu il padrino di battesimo di suo nonno, re Ludwig I di Baviera.

 

La prematura morte del quarantenne sovrano, avvenuta il 13 giugno 1886 in circostante mai chiarite nel lago di Starnberg, non consentì di portare a compimento il progetto. Oggi Herrenchiemsee è infatti costituito solo dal corpo centrale: l'ala di sinistra, incompiuta, è stata demolita nel 1907 mentre quella di destra non ha mai visto la luce. In alcuni locali del palazzo è stato recentemente aperto il museo di Re Ludwig II, con fotografie, dipinti, lettere, oggetti e arredi originali, molti dei quali provenienti dalla Residenz di Monaco dove il sovrano visse durante i primi anni di regno prima di trasferirsi definitivamente nei suoi castelli. E' una visita obbligatoria in quanto è l'unico museo al mondo dedicato al "re delle favole", nemmeno Neuschwanstein ne ha uno!

 Il Lago di Stanberg

Il lago di Starnberg Il 12 giugno 1886 re Ludwig II, ormai deposto dal trono e dichiarato pazzo da una commissione medica (che mai lo visitò!), venne trasferito da Neuschwanstein al castello di Berg, sullo sponde del lago di Starnberg. Il giorno seguente, 13 giugno, il medico curante del sovrano, il dottor von Gudden, accompagna al pomeriggio Ludwig a fare una passeggiata in direzione del lago, sono soli, nessun infermiere o guardia reale li accompagna...è ormai sera e i due non fanno ritorno, iniziano le ricerche e poche ore dopo re Ludwig II viene trovato morto in acqua. Al suo fianco il corpo senza vita del dottore. Le circostanze della morte ancora oggi sono oscure: un malore durante un tentativo di fuga? suicidio? omicidio? Sul "luogo del delitto" è stata eretta una Votivkapelle (cappella votiva) e una croce è stata posta all'inizio del '900 da Ludwig III nel punto del lago in cui venne rinvenuto il corpo del sovrano.

 

 

per saperne di più:

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December 05

la vita nei castelli

I castelli nacquero e si diffusero alle soglie dell'anno mille. In questo periodo ci fu un'ondata di invasioni, tra cui quelle dei saraceni e degli ungari, e per questo si cominciarono a costruire castelli, eretti dapprima come capisaldi fortificati che garantivano la sicurezza e il controllo del territorio ai loro proprietari. Grazie al castello, il nobile, che era anche il proprietario terriero, poteva concedere riparo e protezione ai contadini della zona. In cambio questi ultimi lavoravano per lui, coltivando i campi e contribuendo alla manutenzione della fortezza.  Il castello era quello che oggi definiremo uno Status Symbol: la sua imponenza indicava quanto fosse importante e ricco il padrone di casa. Anche per questo i castelli avevano le torri, utili per l'avvistamento dei nemici ma anche per testimonianza del benessere di chi le aveva fatte costruire.

 

  •  il castello tipo era difeso da un anello di mura                                  

                                                                                                                                                                          _Mura Di Castelsardo_

e, molto spesso da fossati                

                                                                        -Castello di San Michele a Cagliari-.

Al suo interno, si trovava l'edificio dove vivevano il signore e la sua famiglia. poteva essere una semplice o sontuosa torre o un sontuoso palazzo. Qui, si trovava l'ambiente più grande, la sala principale, destinata a svolgere molte funzioni:il signore amministrava la giustizia, riceveva gli ospiti ma soprettutto banchettava. Si mangiava in piatti di legno o ceramica, aiutandosi con il cucchiaio e con le mani, mentre il coltello serviva sopratutto a tagliare il pane. Tra le pietanza più mangiate c'era sicuramente la carne:di maiale, agnello o manzo, il tutto sempre accompagnato con un bicchiere di vino sevito in brocche smaltate e dipinte. I canti e le danze accompagnavano e chiudevano il pasto, che poteva durare quindi delle ore.

La giornata del signore era in parte dedicata slla pratica cavalleresca, mentre i membri della sua famiglia dedicavano il tempo alla musica, suonata con flauto di legno o osso. Al di fuori della zona signorile si trovavano le case degli abitanti del castello, generalmente contadini. Le loro abitazioni erano semplici edifici in muratura, il cui pianterreno era adibito a stalla, con sgradevoli conseguenze sull'olfatto e sull'igiene. Il lavoro nei campi iniziava all'alba e finiva al tramonto. Soprattutto con la buona stagione non c'era tempo per lo svago. La differenza tra lavoretori e signori si vedeva anche a tavola. Nelle tavole dei contadini si trovavano esclusivamente piatti e posate in legno e brocche in ceramica grezza. Mangiavano zuppe di legumi e cereali, accompagnate da pane e vino. La carne era riservata per le occasioni più importanti, come i matrimoni.

 

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